Gli Autori

ALESSANDRO MINISSI. Classe 1990, aspirante giornalista e rapper convinto. Il liceo scientifico mi ha spinto sulla via delle parole. Le due lauree in comunicazione all’Università degli studi di Milano e alla John Cabot American University di Roma hanno aperto gli occhi alla mia penna. L’ammissione al Master in giornalismo Walter Tobagi mi ha confermato di potercela fare.

A costruire l’attitudine ci hanno pensato sette anni di Rap, cinque dischi e più di cento concerti con il mio gruppo Rigor Monkeez. Credo che il Rap possa diventare il nuovo linguaggio del giornalismo e sono pronto a dimostrarlo.

 

ALEXIS PAPARO. Nata in Toscana 24 anni fa, vissuta in Calabria fino all’età della ragione, inauguro con gioia e quasi senso di appartenenza il sesto anno in città come allieva della Walter Tobagi.

Una laurea, quasi due, in lettere moderne alla Statale di Milano per scorrazzare nelle vite dei Grandi e scoprire che siamo sempre gli stessi, la macchina fotografica al collo per fissare il mio presente e quello degli altri. Pubblicista dal 2008, alle superiori assaggio il giornalismo e non lo mollo. A 16 anni pubblico il primo articolo sulla chiusura del mio liceo per danni strutturali. Ci guadagno tanto orgoglio e una ramanzina in presidenza.

Cacciatrice di storie, lettrice onnivora, irrequieta patologica, credo fermamente nel motto « viaggiare è più divertente che arrivare, battersi più bello che vincere». Spero di applicarlo presto al «mestiere più bello del mondo», e godermi l’avventura.

 

ANDREA TORNAGO. La mia prima esperienza giornalistica è stata a il manifesto: l’ho lasciato litigando quasi con tutti e forse è solo per questo che ci scrivo ancora.

Ora collaboro con Radio Popolare e il Corriere della Sera e, oltre alla diplomazia, sto imparando che la maggior parte delle parole che usiamo per raccontare sono superflue e che del giornalismo mi interessano solo le notizie.

ANDREA ZITELLI. Marchigiano. 30 anni. Jesi è la città dove sono nato. La passione per i grandi romanzi ottocenteschi e l’amore per la canzone cantautorale – italiana e straniera – mi ha portato a scegliere Lettere Moderne come facoltà universitaria.

Macerata, Perugia, Bologna le tre città dove ho studiato. Poi la passione per il Web. I suoi territori inesplorati di comunicazione, linguaggi e interazioni personali. Così è nata la mia passione per il giornalismo. Ora a Milano, alla Walter Tobagi, la possibilità di studiarlo, di praticarlo, di viverlo quotidianamente.

ANGELA TISBE CIOCIOLA. Sono nata nel 1985 in un piccolo paesino vicino Rieti, tra querce e prati. Cresco con il naso perennemente tra le pagine dei libri, il che mi ha portato a iscrivermi alla facoltà di Lettere a Perugia, dove mi sono laureata con una tesi in Letteratura italiana.

Tornata a casa, in Sabina, ho iniziato a collaborare con la redazione reatina de Il Messaggero: qui mi sono occupata, in modo particolare, di cultura e teatro.

A settembre 2012 sono arrivata a Milano, dove ora vivo, per frequentare la scuola Walter Tobagi, e fare, così, di una passione il punto di partenza per realizzare il mio futuro.

ANNA LESNEVSKAYA. Nata nell’anno in cui crollava il muro di Berlino, potevo sperare di crescere in un mondo più libero rispetto a quello di prima. Purtroppo crescendo, ho imparato, che si trattava di una grande illusione.

Gli anni più felici li trascorro a Mosca, nel campus della MGU, dove nel 2011 mi laureo in lettere. La passione per l’Italia come anche quella per il giornalismo nascono come due bisogni istintivi e imprescindibili.

Così la stesura della tesi su Pirandello a Firenze avviene parallelamente alle escursioni a Napoli per un reportage sulla discarica nel Parco del Vesuvio. Diventando allieva della Scuola Walter Tobagi, decido di conciliare queste due passioni.

CARLO MARSILLI classe 1985, nato a Trento. Laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche ed una magistrale in Relazioni Internazionali (cum laude).

In questi 27 anni mi è capitato di fare un po’ di tutto: dal factotum in un rifugio di montagna allo stagista in Ambasciata, dall’impacchettare medicinali in fabbrica all’intervistare generali e politici israeliani, dal cameriere in una taverna armena di Gerusalemme al viaggiare in solitaria dal Cairo a Damasco.

Mi sono fermato una sola volta: quando ho incontrato il giornalismo.

Dopo aver vissuto in Spagna, Germania, Israele e Belgio, dalla fine del 2012 mi sono trasferito a Milano, dove finalmente studio ciò che più mi appassiona.

DAVIDE GANGALE.  Nato a Crotone il 5 febbraio del 1986.

A diciotto anni mi sono trasferito a Siena, vivendo per qualche anno in città e poi in campagna, laureandomi in Antropologia Culturale ed Etnologia. Dopo una breve parentesi da marinaio e un’altra nell’agricoltura biodinamica ho deciso di tornare a scuola, la Scuola di Giornalismo Walter Tobagi di Milano.

Per tentare di realizzare un’aspirazione professionale appagando contemporaneamente la mia curiosità per il mondo e per le persone che lo abitano, per tutte le differenze e le contraddizioni che lo rendono un posto interessante.

Amo scrivere, ma m’innamorano tutti i linguaggi capaci di raccontare con semplicità la complessità del reale: audio, video, fotografia cinema e web-doc. Ho aperto un blog, la sigaretta del guerriero, ma ho smesso di fumare… e mi sento molto meglio così.

ENRICO TATA. Nato a Roma nel 1987. Laureato, orgogliosamente, in Comunicazione.

Nella vita volevo essere Bob Dylan, ma non ci sono riuscito. Solo perché lui è nato prima di me. E allora mi accontento, come lui, di scrivere e raccontare storie, di provare a descrivere il mondo in cui viviamo.

Questa attività, che è la più bella del mondo, si chiama giornalismo. Queste le mie passioni: la politica delle speranze, le emozioni dei grandi cantautori, l’indagine scientifica su ciò che ci rende umani, la memoria come ricordo di un futuro possibile, i viaggi reali e i viaggi immaginari della letteratura (americana e sud-americana).

EVA ALBERTI. Sono nata a Milano e risiedo nell’amena Cernusco sul Naviglio. Dotata di capelli in puro stile Luigi XIV, in futuro mi piacerebbe diventare bella e intelligente. Nell’attesa, sono iscritta alla Walter Tobagi.

La cosa più giornalistica che ho è la curiosità di un bambino di tre anni, del tipo: «Perché..? Perché..? Perché..?». La meno giornalistica è l’accidia (bipolarità? Accertamenti in corso).

Comunque mi piacciono le storie e vado in fissa sui particolari. Nel lavoro (che non ho) mi irritano partiti presi e pressapochismi, soprattutto i miei. Mi snervano anche le presentazioni; non me ne voglia Daniele Manca ma preferisco essere scoperta con l’uso.

FEDERICO THOMAN. Milanese di nascita e toscano di origine, passo la mia infanzia a Segrate durante gli anni della guerra. Quella tra il Cavaliere e l’Ingegnere per la Mondadori.

Finite le scuole medie, il richiamo della jungla meneghina è troppo forte per non essere ascoltato: frequento il liceo classico Carducci e poi filosofia all’Università Statale. Platone e Nietzsche gli amori apparentemente inconciliabili, Husserl il maestro di metodo.

Nel mezzo del cammin di nostra laurea, un meraviglioso Erasmus a Brema ha positivamente sconvolto il mio milanocentrismo.

Ora eccomi qui alla Walter Tobagi. Il giornalista che spero di diventare non è secondo me paragonabile tanto a un fotografo quanto a un pittore. Non si tratta di catturare la realtà così come tutti la vedono, ma di riuscire a farlo – senza sconti o piaggerie – illuminando le zone d’ombra della nostra vita sociale, economica e politica col pennello della parola ragionata e il fuoco dell’impegno.

FRANCESCO GIAMBERTONE. Con un diploma classico e una laurea fresca fresca in Linguaggi dei Media (giuro, esiste) decido di espatriare verso nuovi lidi. Finisco a Londra a fare il barista, ma mi godo la vita e le Olimpiadi.

Da esperto mondiale di caffè e frappuccini scelgo, tra mille dubbi, di tornare a Milano, la mia città, sulla irta via del giornalismo. E’ qui che sono nato nell’89, è qui che ho iniziato a scrivere delle mie prime passioni: lo sport e la cronaca locale. Ne ho altre migliaia, vanno e vengono. Poche restano: i Beatles, Bob Marley e il calcio.

Sono milanese fuori e napoletano dentro. Mi prendo poco sul serio e penso positivo.

Il mio pantheon va da Montanelli a Jovanotti. Il meno ovvio dei due ha descritto l’essenza del giornalismo: “Uscire dal metro quadro dove ogni cosa sembra dovuta, guardare dentro alle cose c’è una realtà sconosciuta, che chiede soltanto un modo per venir fuori a veder le stelle, e vivere le esperienze sulla mia pelle, sulla mia pelle”. Ecco, è questo che voglio fare.

FRANCESCO LOIACONO. Sono nato nel 1982 a Bari. Ho sempre vissuto vicino al mare e ne ho respirato abbastanza per poterne sopportare la lontananza, ma solo per brevi periodi.

Ridere è il mio metodo per mettere tutto in questione, ma questo non significa che non abbia punti fermi: i valori che mi hanno trasmesso i miei genitori.

Inguaribile ottimista, mi piace leggere per scoprire e raccontare per condividere.

Dopo un lungo peregrinare sono approdato alla Tobagi. Voglio restarci giusto il tempo di capire quale sarà la prossima meta. Diciamo due anni, dai…

FRANCESCO PAOLO GIORDANO. Il giornalismo, il mio sogno nell’armadio (nel cassetto non ci stava, il sogno è grande), me lo sono portato dietro un po’ ovunque.

Da Bari, dove sono nato nel 1989, a Milano, passando per Matera e Pavia: non è dal Manzanarre al Reno, ma poco ci manca.

A Pavia conseguo la Laurea specialistica in Lettere classiche con una tesi su Cassio Dione. Ma, nella poetica città delle zanzare, è qualcos’altro a ronzarmi nella testa: il giornalismo. Inizio a collaborare con la Provincia Pavese e la folgorazione è completa: decido perciò di fare un saltino cronologico di duemila anni e passa per abbracciare la mia grande passione.

Mi piace informarmi e informare su tutto, anche se sin da piccolo ho il pallone (più che il pallino) di scrivere di calcio. Qui alla “Tobagi” spero e sono convinto di passare dalla potenza all’atto.

GABRIELE PRINCIPATO. Secondo Umberto Eco i giornalisti sono gli storici del presente, io mi sento un misto dei due. Mi sono laureato in Storia contemporanea prima a Perugia e poi a La Sapienza di Roma.

Dal 2007 studio e scrivo su argomenti di storia dell’Ottocento, in collaborazione con l’Università di Perugia, dove ho anche lavorato un anno come assegnista di ricerca.

Ho collaborato con alcuni periodici on-line, curato l’ufficio stampa di eventi e festival musicali e letterari e, come addetto stampa, ho seguito le tournée in Europa, Usa e Asia di vari artisti.

Da marzo 2012 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, nell’elenco dei Pubblicisti. Sono curioso per vocazione e credo fermamente nell’importanza di raccontare la realtà che ci circonda. Ora sono a Milano con il desiderio di imparare a essere un giornalista a 360 gradi.

GIORGIA WIZEMANN. Italiana nonostante il cognome teutonico, nasco venticinque anni fa nella sola città cantata insieme a Roma nell’inno nazionale, Legnano.

Un’adolescenza da ballerina di danza classica, poi, alla Cattolica di Milano, una laurea in lettere e l’altra in filologia.

Nel 2010, sei mesi d’Erasmus a Budapest che mi hanno cambiato la vita. Nell’ultimo anno, un’esperienza da collaboratrice in una testata locale.

E una passione, quella per il giornalismo, costante ma in sordina. Poi la decisione: voglio che questo diventi il mio mestiere. È per impararlo che ora mi trovo qui, giornalista praticante alla scuola Walter Tobagi.

GIULIA CARRARINI. Nasco a Roma nel 1988. Troppo tardi per vedere John Lennon ancora in vita. Non abbastanza, però, per non innamorarmi dei suoi testi e della sua musica.

Cresco quindi a suon di Beatles. Presto le loro canzoni accompagnano il sogno di girare il mondo. Prima che nei voli low-cost, scopro nella lettura il modo migliore per farlo e ancora oggi sono i libri il mio mezzo di trasporto preferito.

Dopo la maturità classica, incerta se mi doni di più la toga dell’avvocato o la matita dell’architetto, mi iscrivo a lettere moderne. Mi piace così tanto che mi laureo due volte, prima in storia della lingua italiana, con una tesi sul giornale di Pinocchio, il Giornale per i bambini. Poi in storia contemporanea, con una tesi sul ’77, il terrorismo e gli intellettuali francesi.

Un amore, intanto, scalza quello per John Lennon: l’amore, onnivoro, per la scrittura. Accumulo così le collaborazioni più disparate: scrivo di attualità, di cultura, di moda e di sport. Tra un articolo e l’altro, fuggo in Erasmus a Parigi e la eleggo mia città d’adozione.

Il futuro? Per almeno due anni, qui a Milano. Un progetto? Diventare giornalista, una brava. Rimorsi? Nessuno. S’io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni, certamente farei lo stesso. Ah, dimenticavo: adoro Francesco Guccini.

GIULIANA GAMBUZZA. A tre anni davanti alla telecamera di papà recitavo le poesie di Pascoli. A sei le mie. Primi strilli l’8° mese dell’’88, ore 8, stanza 8 del reparto Pediatria.

Dalle pagine del Quotidiano di Sicilia ho esplorato la terra sicula, tra sprechi di denaro pubblico, consumi e impresa.

Dalla Sicilia mi sposto a Milano per fare della notizia la mia professione. Dalla filosofia al giornalismo perché «l’opinione pubblica è sempre tardiva, la filosofia sempre prematura» e una giornalista filosofa potrebbe arrivare in orario.

Testa alta, scarpe comode e postura da equilibrista. Una passione insana per le parole e una, di origine ignota, per l’economia e la società. In fondo a ogni cosa curiosità e voglia di raccontare.

LUCIA MAFFEI. Sulla scrivania della sua casa di Pisa ci sono taccuini a quadretti, dizionari di inglese, francese e tedesco e quattro raccoglitori con 200 articoli di cronaca pubblicati sul Tirreno.

Attaccate all’armadio una decina di locandine cinematografiche. Di fronte, incorniciata, la laurea specialistica in Lingua e letteratura italiana. Sul comodino una scatola di tic-tac all’arancia, una biografia e l’ultimo numero dell’Internazionale.

Un momento speciale? Novembre 2012, 24 anni, la vittoria del premio per il giornalismo sportivo “Roberto Stracca” riservato agli alunni della Scuola Tobagi.

LUIGI BRINDISI. Sono nato nella terra che ha dato il nome all’intera Penisola, con la penna in mano. Piccolo per poter raccontare ciò che vedevo, invece dei pupazzetti mi divertivo con penne e carta in quantità “industriali”.

Dagli scarabocchi alla scrittura il passo è breve e, dopo l“allenamento” (a otto anni invento il mio primo giornale fatto in casa, sul torneo estivo di calcio del paese della nonna), a sedici faccio sul “serio” e inizio con un quotidiano provinciale (La provincia cosentina). Vita di redazione di tre anni, prima di sei a Calabria Ora: senza scegliere, occupandomi di tutto.

Nel frattempo mi avvicino alla fotografia senza lasciarla più. La lunga gavetta prosegue anche con l’esaltante esperienza del web (fondo nel 2011 una testata locale: abmreport.it) e oggi alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi. Perché fare il giornalista “è meglio che lavorare” ma raccontare la realtà è un lavoro che non ha prezzo.

LUIGI CAPUTO. C’è nelle cose umane una marea che colta nel flusso conduce alla fortuna”. Shakespeare aveva ragione. Quel ragazzino che a diciassette anni piombava nelle redazioni chiedendo di scrivere ora è tra i trenta della Walter Tobagi.

Se il flusso della mia vita mi ha portato fin qui, posso considerarlo solo un punto di partenza, non d’arrivo. Non ho mai sognato di fare il giornalista: semplicemente non mi sono mai immaginato in altro modo.

Ho cominciato a Nocera Inferiore, la mia città. Il calcio è stato la mia palestra. Ho conseguito la laurea in Scienze della comunicazione mentre da addetto stampa della Nocerina conquistavo la serie B.

MARIA CHIARA FURLO’. Tarantina emigrata, ma con i due mari sempre nel cuore. Amo la magnificenza di Roma dove ho studiato, e la modernità di Milano che mi ha da poco accolta. Non potrei vivere senza gli odori e i sapori della Puglia, la terra in cui sono cresciuta.

Una laurea in Scienze Politiche, un’altra in Diritto ed Economia. Giornalista in-formazione e tanto altro ancora.

Per ora, gran curiosona: società, giustizia, economia, cronaca e politica. In generale, sono sempre alla ricerca di fatti e all’inseguimento di sogni.

MARIA ELENA ZANINI. Nasco a Milano nel 1985 e nel 1988 comincio la mia carriera di lettrice e scrittrice. Dovendo trovare altri sfoghi alla mia iperattività, divento pure pianista e nel 1995 entro al Conservatorio G.Verdi di Milano.

Al momento giusto, scelgo di frequentare un liceo classico, e decido, una volta diplomata, di continuare a dedicarmi al mondo dell’antichità laureandomi triennalmente e magistralmente in Lettere Antiche.

Dopo alcune incursioni nel mondo dell’insegnamento, decido di ritornare al primo amore, la scrittura ed entro così alla scuola di giornalismo Walter Tobagi. Quando non scribacchio, arrampico, veleggio e osservo.

SILVIA MOROSI. Milanese, classe 1986. Una tesi in storia industriale, cinque anni di rappresentanza studentesca e un Corso in Gestione dell’Immigrazione sintetizzano bene la mia vita universitaria.

Nella valigia non mancano mai i libri, la macchina fotografica, la passione per i viaggi, i ricordi delle esperienze in Brasile, Palestina e Sud Africa e un paio di scarpe da ginnastica con cui segnare la strada.

Il quadro lo completa l’amore per la città, che mi ha spinto a svolgere uno stage all’interno di una radio e a collaborare con una free press, avendo così modo di toccare con mano tutti i giorni i principali avvenimenti politico-culturali di Milano.

Sorriso, energia e voglia di imparare cose nuove mi contraddistinguono. Da settembre 2012 sono entrata a far parte della scuola Walter Tobagi, coronando un sogno accarezzato da tempo.

SILVIA RICCIARDI. Autrice ed interprete unica della sconosciuta saga “Le avventure di Silvia nel Paese delle Meraviglie”, dal 1985.

Laurea in Politiche dell’Unione europea a Padova. Grand Tour all’italiana tra Francia, Belgio, Inghilterra e Germania. Inviata a Milano –da me stessa- nel disperato tentativo di immergermi in questa enciclopedia universale che è la terra, raccontandola a modo mio.

Due anni di terapia alla Walter Tobagi per superare il trauma di un padre collezionista maniacale di Sole 24 Ore e di una sorella che mi ha svelato l’assassino di “Dieci piccoli indiani” con il libro ancora a metà.

Un desiderio implacabile di oltrepassare le mie colonne d’Ercole personali. Salite a bordo, Mesdames et Messieurs. É il momento di salpare, on y va.

SILVIA SCIORILLI BORRELLI. Nata a Roma 27 anni fa, cresciuta a cavallo tra l’Italia e gli Stati Uniti, senza sapere a quale dei due mondi appartenessi davvero.

Irrequieta, testarda e curiosa, ho sempre amato scrivere ma l’unica convinzione che mi ha accompagnata negli anni era che non avrei fatto la giornalista.

Nel dubbio, ho vissuto in altre quattro città prima di stabilirmi a Milano, mi sono laureata in legge, ho lavorato in uno studio legale internazionale e sostenuto l’esame per diventare avvocato.

Poi un giorno, mi sono guardata allo specchio e ho capito che la passione per il proprio mestiere, e la certezza di fare qualcosa che dia un senso alla propria vita, è più forte della paura di fallire, della precarietà del giornalismo moderno e del giudizio degli altri.

Mi sono rimessa in gioco, ripartendo da zero. Oggi frequento il master e collaboro come freelance con alcune testate su temi legali.

STEFANIA CICCO. Classe 1987, nasce a Bari, a 17 anni vola per la prima volta in California e da allora gli States diventano il suo chiodo fisso.

Studia a Roma e si laurea in Editoria multimediale con una tesi sul citizen journalism e gli e-papers. Si appassiona, poi, di comunicazione politica e segue la campagna elettorale di Obama per le elezioni presidenziali del 2012.

Ora è alla Walter Tobagi Milano per imparare, con il sogno degli esteri, la passione per la scrittura e quella voglia inspiegabile di stare “dietro le notizie”.

SUSANNA COMBUSTI. Nata a Roma, cresciuta su un lago e approdata a Milano. Potrei racchiudere i miei ventidue anni in tre participi passati, ma tra un capo e l’altro della storia sono accadute un po’ di cose.

C’è la passione per gli animali, il cinema, la letteratura, gli spaghetti alle vongole e il vino bianco. Passione per le cose buone, insomma, come un libro di Kundera o il giornale del mattino.

Passo un anno di liceo in California, mi diplomo, poi la laurea in Lettere Moderne all’Università di Bologna. Scopro che non esiste un fondo delle cose: sotto la superficie c’è sempre dell’altro. Capisco che è lì che voglio arrivare.

Così raschio l’esterno del mondo con i viaggi, i libri, lo studio, gli amici. Con la mia famiglia. Una canzone di Bon Dylan o Leonard Cohen. Ora ci provo con il giornalismo. Per grattare via la superficie della realtà e arrivare al suo cuore.

VINCENZO SCAGLIARINI. Una V del mio nome, tre W di Internet e cinque W del giornalismo: un affinità non proprio elettiva. Un legame costruito in un passato più lontano come studente di lettere e in uno più recente nell’editoria digitale.

Blumenberg, Klemperer e Gramsci che mi girano nella mente. E poi tasti consumati, tastiere distrutte, computer bruciati e tanti tentativi per leggere la realtà e provare a capirla. E ora sono qui, per acquisire rigore e censire le fonti, per imparare a scrivere fatti complessi senza banalizzarli.

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