Né carta né web, gli italiani si informano poco. E la democrazia?

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A un passo dalle prossime elezioni, il 24 e 25 febbraio, i candidati dei vari schieramenti politici hanno scaldato i motori della campagna elettorale e sono pronti a sottoporsi al voto democratico. Il grande epistemologo austriaco Karl Popper era solito porre in una domanda spiazzante uno dei fondamenti cardine della democrazia. Mentre molti dei suoi colleghi filosofi si arrovellavano su chi doveva prendere le decisioni per i cittadini, una o un gruppo di persone, scelta dal popolo o auto-imposta, lui si chiedeva: come possiamo controllare chi governa?

La domanda di Popper è seria e meriterebbe un approfondimento adeguato. Ci basti pensare che il buon giornalismo è un ottimo mezzo e la buona informazione è il cardine di tutte le possibili risposte. Quell’informazione che ai cittadini italiani sembra interessare sempre meno. Ce lo dice l’Istat nel documento Noi Italia: 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo. L’Istituto di ricerca ci pone tra gli ultimi posti in Europa sia nella propensione alla lettura dei quotidiani cartacei che delle news on-line. Nulla di nuovo, se si considera che da anni gli editori lamentano il calo delle copie giornaliere vendute. Tutto di preoccupante, se pensiamo che la maggior parte delle persone che voterà potrebbe non aver ben chiaro il “come” e il “cosa” della questione.

Dal 2007 al 2011 la diffusione dei quotidiani è in costante calo. Secondo i dati Istat, durante l’ultimo anno di rilevazioni, in Italia giravano 162 copie di quotidiani ogni mille abitanti. Se facciamo il paragone con la Germania, diventata ormai il nostro punto di riferimento per tutto, dall’economia al modo di allacciarsi le scarpe, il confronto è severo: 261 copie. Si potrà pur sempre ricordare ai tedeschi che il piccolo Lussemburgo guarda tutti dall’alto: ben 692 copie ogni mille abitanti. Bene, per loro.

Potremmo pensare che l’Italia è un Paese ormai proiettato nel futuro, che si informa solo sul mobile. Purtroppo per noi l’Istat certifica che in Europa siamo il quintultimo Paese per lettura di notizie on-line. Tranquilli, la Francia è dietro. Soddisfazioni.

L’aspetto più inquietante, però, è la fotografia che la ricerca Istat fa sulla diffusione regionale dei lettori. Sia nel caso dei cartacei che in quello dell’on-line, si ripete il solito leitmotiv di un’Italia a due velocità: il nord avanzato ed europeo e il sud ritardatario, eccezion fatta per la Sardegna, bella sorpresa, che si annovera tra le regioni più “informate” al pari di quelle settentrionali.

La domanda è scontata e banale, seppur non trascurabile: saremo orgogliosi del nostro prossimo voto?

Eliano Rossi @elianorossi

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