L’eBook può salvare il giornalismo narrativo

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Se il padre del giornalismo narrativo, Truman Capote, fosse vivo troverebbe molte difficoltà a lavorare in un giornale. Secondo i dati di Factiva Database, riportati in un articolo della Columbia Journalism Review, sui quotidiani americani dal 2003 al 2012, gli articoli pubblicati con più di 2.000 battute sono in netta diminuzione: sul Los Angeles Times il calo è stato dell’86 per cento. Sul Washington Post del 50 per cento.

I numeri rivelano una tendenza che è sotto gli occhi di tutti i lettori: quei pezzi che attraverso le parole ci portavano dentro le storie, ci restituivano le atmosfere, le immagini, le sensazioni e le descrizioni di una situazione; quei pezzi che valevano da soli il prezzo del giornale, sono merce sempre più rara.

Per i quotidiani italiani non ci sono dati simili a quelli citati dalla Columbia Journalism Review, ma quel giornalismo, tranne alcune brillanti eccezioni, è in via d’estinzione anche da noi. Le cause si possono immaginare: la crisi economica è nota. Il costo di produzione per articoli di quel genere è alto e la correlazione tra il giornalismo di qualità e le vendite non è sempre vera. Molte redazioni ormai si basano sui dispacci d’agenzia, arricchiti da qualche telefonata e da un taglio editoriale originale. Gli inviati si sono trasformati in una specie rara. Solo i quotidiani più grandi possono permetterseli. E neanche tanti.

In alcuni casi però, la pubblicazione di articoli brevi è frutto di una scelta editoriale precisa. Sara Blask del Wall Street Journal, in risposta all’articolo del Columbia Journalism Review, ha spiegato che da loro ogni pezzo viene scritto con la quantità di fatti e aneddoti necessari e sufficienti a raccontare al meglio la storia. “Consideriamo questi fattori e anche il fatto che i nostri lettori hanno una vita impegnata quando decidiamo la lunghezza di un articolo”. Inoltre “le dimensioni non sono mai state una misura di qualità”, ha affermato la Blask.

Come in tutte le professioni, la tecnologia sconvolge le categorie e i modelli di lavoro, ma non ne distrugge il contenuto. Anzi, se possibile lo migliora. Se i quotidiani non sono più il mezzo adeguato alla diffusione del giornalismo narrativo, sia per la crisi che per le scelte editoriali, il futuro potrebbe stare negli eBook. Come ha detto il giornalista e saggista Antonio Dini, a margine dell’ultimo eBookFest, il libro elettronico è “l’unico modello di remunerazione possibile per pezzi di media lunghezza che non siano né saggio né articolo”. Si rivolge a un pubblico ben preciso, che è interessato a ciò che acquista e che ha voglia di andare oltre le 60 righe ordinarie. Certo, si tratta di un mercato ancora piccolo. In Italia solo l’1,5 per cento dei libri è venduto in formato digitale, contro il 15 per cento in Gran Bretagna e il 25 percento negli Usa. Ma lo spazio di crescita c’è ed è destinato ad avere una dimensione rilevante. Chissà che, oltre a rinvigorire la verve dei lettori italiani, l’eBook non riesca a dare nuova linfa al giornalismo narrativo.

Eliano Rossi @elianorossi

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