La sfida di Andrew Sullivan al giornalismo tradizionale

The Dish

Al centro, con il cane in braccio, Andrew Sullivan con lo staff di The Dish

L’anno zero del giornalismo on line potrebbe coincidere con una data: 3 gennaio 2013. Andrew Sullivan, fondatore del popolare blog americano The Dish, ha annunciato che dal 1 febbraio il suo sito presenterà contenuti a pagamento visibili solo a chi effettuerà una sottoscrizione annuale di 19,99 dollari. A poche ore dall’annuncio, Sullivan ha raccolto 333 mila dollari.

La grande novità è che sul blog non ci sarà pubblicità. Sullivan punta a sostenere il sito facendo leva su due principi: la fedeltà e il riconoscimento dei lettori. Le sue parole spiegano bene il concetto: «Se avete tollerato le mie idiosincrasie e i miei occasionali crolli nervosi e se avete contribuito a creare contenuti con i vostri commenti, noi speriamo che ci aiuterete a mantenere aperto questo show in una maniera più sostenibile e permanente». Da qui la svolta: chiedere al milione di affezionati che frequenta il blog di pagare una somma per mantenerlo in vita. Derek Thompson su Atlantic definisce The Dish «selvaggiamente indipendente e iper personale». Sullivan è stato un maestro nel creare una sua comunità virtuale ed è proprio facendo leva su questa che 12mila utenti hanno versato 333mila dollari in poche ore.

grafico entrate The Dish

Lo stesso Sullivan, in fondo, è stupito del risultato. In sole 24 ore The Dish ha ottenuto un terzo della somma prefissata per il finanziamento del progetto. Sono cifre importanti che potrebbero avere un effetto immediato sul giornalismo on line.Come scrive Mathew Ingram su GigaOm.com i media tradizionali dovrebbero chiedersi «quale porzione dei propri lettori preferirebbe pagare direttamente un autore anziché un paywall di contenuti». E ancora: «Se l’esperimento di Sullivan dovesse funzionare, molti editorialisti con un pubblico forte andrebbero nella sua stessa direzione». La lezione di The Dish dimostra che Internet non è una zona morta per il sostentamento del giornalismo. Se le grandi testate difficilmente potranno adottare questo modello nella sua totalità, non è azzardato pensare che le sottoscrizioni possano rappresentare un canale redditizio per accedere ai contenuti prodotti dalle grandi firme. E’ iniziata una nuova età dell’oro del giornalismo?

Luigi Caputo @LuiCaput

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