Due corsie, un pedaggio: il futuro delle news passa per il “metered paywall”

Gli editori scommettono sul successo del modello a pagamento

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“Information wants to be free”. A dirlo, nel 1984, fu il guru della tecnologia Stewart Brand, in occasione della prima Hackers Conference nella contea di Marin, in California: «L’informazione vuole essere libera, perché il costo per produrla sta diventando sempre più basso».

Per anni le notizie digitali hanno sposato questa filosofia. Oggi, però, l’utilizzo ormai massiccio di internet chiama il giornalismo a reinventarsi. E così, mentre si cercano nuovi modelli commerciali che garantiscano guadagni, ci si affida a una seconda, meno nota, massima di Brand: «L’informazione vuole avere un prezzo, perché dotata di un grande valore. La giusta informazione nel posto giusto può semplicemente cambiarti la vita».

Quale, dunque, il modello di business più efficace per la diffusione in rete delle notizie? Il sistema finanziario tradizionale dei giornali cartacei, basato in prevalenza sui ricavi dalla pubblicità, sembra non funzionare più come un tempo. Soprattutto, sembra non funzionare online, sebbene nei primi anni Duemila gli editori abbiamo nutrito buone speranze al riguardo. La transizione dalla carta al digitale, così violenta da essere stata più volte paragonata all’invenzione della stampa a caratteri mobili, ha dovuto infatti fare i conti con la crisi economica globale, che ha determinato, a sua volta, una forte contrazione dell’advertising.

A fare da contrappeso al calo dei rendimenti pubblicitari pensa oggi il sistema delle barriere a pagamento, i cosiddetti paywall. Gli editori, convinti che l’alternativa principale consista ormai nel far pagare agli stessi lettori il consumo delle informazioni, stanno scommettendo sulla formula dell’abbonamento. I metered paywall, divenuti la forma di barriera più diffusa, permettono ai non abbonati la lettura di un certo numero di articoli al mese. Superata la soglia prestabilita, è necessario il pagamento.

“SEGMENTARE L’AUDIENCE”: ANDREW SOLLINGER (Financial Times) SPIEGA IL “METERED PAYWALL

Un modello «a tassametro», lo hanno definito alcuni. La prima testata online ad adottarlo è stata nel 2010 il Financial Times, seguito da New York Times, Neue Zürcher Zeitung e Telegraph. E proprio qualche giorno fa, anche Andrew Sullivan, eccentrico blogger britannico residente negli Stati Uniti, ha annunciato con l’anno nuovo l’abbandono della pubblicità, per passare con il suo The Dish a un meccanismo soft di paywall. Dopo sole 24 ore ha raggiunto quota 12 mila abbonati, per un totale di 333 mila dollari.

In Italia, intanto, è da poco nata Edicola Italiana, il consorzio fondato dai sei grandi gruppi di editoria d’informazione (Caltagirone Editore, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Gruppo Espresso, Mondadori e Rcs Mediagroup) allo scopo di creare una completa offerta a pagamento dei prodotti editoriali digitali. Un’iniziativa che guarda al futuro, se si pensa che la diffusione media dei quotidiani italiani cartacei è scesa sotto i 4,5 milioni di copie giornaliere. Un milione in meno in soli cinque anni, dal 2006 al 2011.

In questo quadro, ci si chiede che posto abbia la democrazia. Nell’era del finanziamento pubblicitario dei giornali, a un costo relativamente basso, tutti potevano accedere a un’informazione di buon livello. La formula dell’abbonamento, invece, porta con sé la necessità di proporre ai sottoscrittori un’offerta di maggiore qualità rispetto ai contenuti gratuiti. L’autostrada telematica, insomma, avrà due corsie: una lenta, a costo zero, l’altra veloce, a pagamento.

Giulia Carrarini @giuliacarrarini


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3 thoughts on “Due corsie, un pedaggio: il futuro delle news passa per il “metered paywall”

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