Una lezione di giornalismo dalla strage di Newtown

UNA LEZIONE DI GIORNALISMO DALLA STRAGE DI NEWTOWN

Poco dopo l’uccisione di venti bambini e sei insegnanti della scuola elementare Sandy Hook, a Newtown, la CNN comunica per prima il nome del possibile killer: Ryan Lanza. Sui social network parte subito la caccia all’uomo. Per tutti, ormai, è lui l’assassino.

I media cercano informazioni su Facebook. Sulle televisioni e i siti di tutto il mondo circola la foto di un ventenne di Newtown dal nome corrispondente a quello indicato dalla CNN. Bastano le informazioni contenute nel profilo “social” per condannare il povero Ryan ad alcune ore d’infamia. L’equivoco viene risolto quando la polizia diffonde l’identità del vero assassino: si tratta di Adam Lanza, fratello di Ryan.

fb lanza - aaj.tv

La strage di Newtown offre, purtroppo, un valido spunto di riflessione sul giornalismo. Grazie alla condivisione delle informazioni sui social network, oggi si parla di “giornalismo istantaneo”. Per alcuni esperti questi canali non sono strumenti appropriati. Come dimostrato dalla vicenda di Newtown, l’ansia di arrivare per primi sulla notizia produce inaccuratezza e quindi errori. Ryan Lanza, che su Facebook e Twitter implora i media tradizionali di smetterla nel diffondere la sua immagine e di accusarlo della strage, ne è un limpido esempio. 

tweet ryan lanza

Come scrive sul sito GigaOm.com Matthew Ingram, esperto di new media, «tutto ciò dimostra il modo in cui funziona l’informazione oggi e quindi faremmo meglio ad abituarci. Molti di coloro che criticano la diffusione di false notizie su Twitter sembrano tracciare una linea netta tra il modo in cui le persone si comportano sui social network il modo in cui il giornalismo“reale” è praticato da fonti di notizie tradizionali, come il New York Times o la CNN. Eppure molte fonti tradizionali hanno riferito le stesse notizie che circolavano su Facebook e Twitter». 

Allora è stato un errore dovuto alla pigrizia dei giornalisti nel verificare le informazioni? In realtà l’equivoco può essere fatto risalire al modo in cui è strutturato il giornalismo moderno. Come fa notare Craig Silverman, esperto di media ed editorialista della Columbia Journalism Review, sul sito Poynter.org «rispetto alla vicenda di Newtown sono più sorprendenti i media che non hanno pubblicato le false informazioni che circolavano in Internet». Il perno del ragionamento di Silverman è il valore dell’accuratezza: «Quando l’informazione è abbondante, è difficile essere moderati. Anche se si genera meno traffico, le persone ricorderanno chi ha dato una notizia errata e chi invece accurata». «Sembra controproducente, ma il valore dell’accuratezza deve diventare parte del processo del giornalismo istantaneo», continua Silverman. Possono cambiare gli strumenti, ma le regole che differenziano il giornalismo dal chiacchiericcio rimarranno sempre le stesse.

Luigi Caputo @luicaput

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