Perché il cofondatore di Facebook punta sulla carta stampata?

TheNewRepublic

“Se mi avessero detto tre anni fa che uno dei fondatori di Facebook avrebbe comprato The New Republic per rilanciarlo, non ci avrei creduto”, confessa Franklin Foer, direttore dello storico periodico americano The New Republic. Nel periodo in cui la crisi dei media tradizionali porta anche i giganti come Newsweek a cercare nuove strategie di sopravvivenza, abbandonando la carta, questa testata di dimensioni più modeste (50 mila copie di tiratura e una redazione di 29 persone) rischiava di non vedere i suoi cent’anni. Fondato nel 1914, The New Republic ha dato un importante contributo all’evoluzione del liberalismo americano.

Negli anni gloriosi della sua storia ha avuto lettori del calibro di Virginia Woolf, George Orwell, John F. Kennedy e Philip Roth. Composto da un raffinato binomio di opinioni politiche e tematiche culturali, negli ultimi anni il periodico è stato spiazzato da Internet e minato da scelte controverse, tra le quali alcuni editoriali a sostegno dell’intervento militare in Iraq. Nel 2007 TNR ha cambiato formato, passando da settimanale a bimensile e forse sarebbe scomparso del tutto, se non fosse arrivato il “salvatore dal futuro per questa istituzione del passato”.

 A marzo di quest’anno TNR è passato nelle mani del nuovo proprietario. Si chiama Chris Hughes, ha 29 anni e a Harvard condivideva una stanza con Mark Zuckerberg. Insieme hanno creato Facebook. “Volevo fare qualcosa che avesse un impatto diretto e positivo sul mondo, e anche se Facebook ce l’ha non ha un carattere normativo. E’ una compagnia che cerca di connettere le persone affinché possano condividere le cose, ma sono loro a scegliere cosa condividere”, ha spiegato Hughes in un’intervista al New York Magazine. “Sono stato affascinato dall’idea di come il giornalismo serio possa sopravvivere a quest’era digitale. È importante. Se non si sosterrà questo tipo di giornalismo, credo che avremo dei cittadini molto meno colti e ciò metterà a rischio la prosperità della democrazia”.

 Il progetto che Hughes sta mettendo in campo per il restyling di TNR vuole unire in sé due modelli come The New York Review of Books e The Economist, poggiandosi sul concetto della membership, creando una propria base di lettori: persone intelligenti e interessate alla politica. Ma se la carta è importante nell’immediato, secondo Hughes, in futuro bisognerà puntare sul digitale. E su questo punto pochi potrebbero competere con lui nel saper coniugare il giornalismo serio, “long-form journalism” (formato più lungo di un articolo di giornale, ma più piccolo di un libro) radicato sulla carta con il linguaggio tecnologico e dei new media. The New York Magazine descrive Hughes come “una persona con la particolare dote di riuscire a parlare il linguaggio delle arti liberali con quelli della Silicon Valley”. L’istinto gli ha suggerito che il “long-form journalism” è un prodotto che si presta ai tablet. Il rilancio di TNR è atteso per febbraio del 2013.

Anna Lesnevkaya @alesnevskaya

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