Message, Mobilize, Money, le tre “M” di Slaby

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Tra i tavoli di un ristorante per mantenersi, ma con la politica in testa. Era il 2004, George W. Bush aveva appena ottenuto un secondo mandato alla Casa Bianca, e Michael Slaby capì che era arrivato il momento dell’impegno. Democratico, nato e cresciuto in Illinois, una laurea in materie umanistiche, Slaby entrò a far parte, gratuitamente, dello staff di Dick Durbin, il senatore anziano dello Stato. La sua passione per la tecnologia e le comunicazioni lo avrebbe presto portato ad incrociare il cammino di Barack Obama, che proprio nel 2004 fece il suo ingresso nel Senato federale in rappresentanza dell’Illinois. Nel 2008, l’elezione del primo presidente afroamericano nella storia degli Stati Uniti è stata anche merito suo.

Nel profilo Twitter di Michael Slaby si legge: “al lavoro per salvare il mondo”. Potrebbe suonare ambizioso, ma lui ama ribadire che la tattica di una campagna elettorale – l’unione delle piattaforme e degli strumenti usati per conquistare il consenso – viene solo al fondo di una scala di priorità, al vertice della quale si trovano i valori. Per sapere cosa comunicare, a chi e con quali strumenti – è il suo ragionamento – è essenziale prima di tutto sapere chi siamo, quali obiettivi intendiamo raggiungere e quali azioni siamo disposti ad adottare. Questa è la filosofia che ha accompagnato il lavoro di Slaby nello staff di Obama for America, l’organizzazione alla quale è approdato nel 2007, per ricoprire dall’anno seguente l’incarico di Chief Technology Officer. Dopo un temporaneo allontanamento dalla politica, dal marzo 2011 Slaby è tornato al lavoro nella campagna per la rielezione di Obama, stavolta con il ruolo, più ampio, di Chief Integration and Innovation Officer.

Della sua esperienza nelle campagne elettorali del 2008 e del 2012 Michael Slaby ha parlato martedì 4 dicembre agli studenti della Scuola di Giornalismo “Walter Tobagi” di Milano. Nello studio televisivo della Scuola, Slaby ha risposto alle domande degli studenti sulle strategie tecnologiche e comunicative utilizzate nella corsa alla Casa Bianca. L’incontro è stato trasmesso in diretta streaming sul sito della testata del master, «La Sestina», ed è stato raccontato via Twitter con gli hashtag #changingpolitics e #piazzadigitale.

Le differenze tra il 2008 e il 2012 sono molteplici: quattro anni fa le dimensioni di Facebook erano un decimo di quelle attuali, Twitter era poco diffuso, anche gli smartphone erano agli albori. Oggi i social network e la tecnologia mobile sono diventati parti integranti della vita di molte persone. E, ha sottolineato Slaby, è cambiato il modo in cui concepiamo i media, la comunicazione, la tecnologia. Le piattaforme e gli strumenti si sono moltiplicati, è cresciuto il numero delle persone che comunicano: il panorama si è fatto più frammentato e al tempo stesso si è arricchito di opportunità.

La moltiplicazione dei canali ha reso necessaria una maggiore integrazione, sia tecnologica, sia valoriale. La comunicazione e le tecnologie non possono più essere trattate come questioni a sé stanti, ma devono essere integrate in ogni aspetto e settore della campagna elettorale: per questo a Michael Slaby è stato affidato il controllo delle tre “M” (Message, Mobilize, Money) intorno alle quali ruota ogni campagna. “Narwhal”, la piattaforma di dati che ne ha rappresentato l’infrastruttura di base, ha unito off-line e online per dare vita ad una “sola esperienza unificata” per volontari, donatori, navigatori digitali.

Sul piano valoriale, d’altra parte, se “milioni di persone ti chiedono cose diverse, tu devi avere un solo senso di te”. La velocizzazione della comunicazione e l’aumento del numero di persone che comunicano, in altre parole, impongono di “essere chi sei, solo chi sei”. Da questo punto di vista, i social media offrono la possibilità di ascoltare e dare risposte agli individui, ma richiedono anche capacità di dialogare.

Se in quattro anni il quadro è cambiato così radicalmente, ci si può attendere che altrettanto succeda prima della campagna presidenziale del 2016. Due sono i trend che Slaby individua per il futuro: la crescita dell’importanza della mobilità – sia come diffusione dei “mobile programs”, sia come utilizzo “in movimento” dei media – che trasformerà il ruolo della collocazione geografica degli elettori, e la dissoluzione progressiva dei confini tra mondo digitale e mondo reale.

In conclusione, Slaby ha voluto dare un consiglio ai futuri giornalisti: non dovrebbero avere paura dell’innovazione tecnologica, dato che, se nel lungo periodo la carta stampata è destinata a scomparire, i giornali di qualità restano essenziali. Specialmente in un mondo in cui tutti posso pubblicare qualcosa, e nel quale le decisioni possono essere prese molto in fretta. Per quanto lo riguarda, Slaby pensa a nuovi modi per mettere le tecnologie al servizio del suo obiettivo di salvare il mondo. D’altronde, come ha spiegato, “ci sono molte cose più importanti di una campagna elettorale”.

Antonio Soggia @Antonio_Soggia

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