Le gaffe delle notizie senza filtro via Twitter

abumazen

Come riuscire a coniugare la diplomazia e Twitter senza incorrere in gaffe “social” della portata planetaria? Fino alla sera dello scorso 29 novembre Nancy Groves, l’addetta stampa dell’Organizzazione delle Nazioni Unite non avrà dato troppa importanza a questo interrogativo. Poco prima che cominciasse il dibattito al Palazzo di vetro sul riconoscimento della Palestina Stato osservatore, dall’account dell’Onu è partito questo tweet: “Nel giorno della solidarietà con la Palestina, Ban Ki-moon sottolinea l’urgenza di una soluzione a 1 Stato”.

“Uno Stato?” Tuonano immediatamente da tutto il mondo esperti di politica estera e comuni cittadini. I popoli sono due, quello israeliano e quello palestinese e come prevede la formula ufficiale della diplomazia internazionale anche gli Stati devono essere due. Il danno è fatto, e pure grosso. Il messaggio viene cancellato, ma mezzora è un tempo infinito per una notizia che sul web corre alla velocità della luce. Di tweet in tweet la figuraccia si moltiplica, e colleziona centinaia di commenti tutt’altro che positivi nei confronti di chi ne porta la responsabilità.

Ben 6 ore dopo, arriva un nuovo messaggio con la frase “2 Stati” e tra parentesi: “tweet corretto”. Nancy Groves riconosce l’errore: “Scusatemi – terribile refuso da parte mia. Poi sono andata a seguire una conference call prima di accorgermene”. A quanto pare, a rendere ancora più insidioso l’errore è stato il fatto che il tweet fosse stato scritto in anticipo e programmato per la pubblicazione posticipata. La fretta, tipica dei nuovi social media, ha giocato un brutto scherzo all’antica e lenta arte della diplomazia.

Eppure, solo pochi giorni prima, il 18 novembre, un incidente del genere era accaduto proprio ad un altro diplomatico. L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Michael Oren, aveva dichiarato dal suo account Twitter: “Sono appena apparso in una trasmissione della CNN: Israele è disposto a sedersi insieme ad Hamas, se solo smettono di spararci”. Nelle dichiarazioni alla televisione americana, Oren non aveva mai menzionato Hamas, ma aveva detto che “il popolo, il governo e lo Stato di Israele vogliono la pace con i loro vicini”. Anche questo tweet è stato prontamente cancellato e sostituito da una rettifica.

Errori del genere aiutano a riflettere su quanto sia rischioso coniugare uno strumento così moderno ad un’arte così antica senza la giusta preparazione. L’intento di preservare la purezza del messaggio, eliminando l’intermediazione degli organi di stampa tradizionali è condivisibile, ma non è a prova di gaffe.

La professionalità sta proprio nel riconoscere che la correttezza dell’informazione è superiore alla velocità con cui si trasmette. Non importa che si stia utilizzando un tweet o un editoriale sulla carte stampata, l’importante è che la notizia sia sempre verificata.

Maria Chiara Furlò @mariachiarafur

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