Facebook e il “fallimento” della democrazia digitale

 

Facebook vuole abolire la democrazia partecipativa. Qual è la notizia? Che ci fosse un tentativo di democrazia digitale o che non ha funzionato?

Dal febbraio del 2009 Facebook si era aperto a un meccanismo democratico che permetteva a tutti i suoi utenti di esprimere la propria opinione su possibili cambiamenti del sito: dalle tematiche connesse con la politica di utilizzo, alla responsabilità e ai diritti della rete.

La modalità era molto semplice: se una proposta di cambiamento riceveva più di 7000 commenti in una settimana, allora gli utenti potevano votarla e se più del 30% avesse votato, pro o contro il cambiamento, la decisione ottenuta sarebbe stata vincolante.

Certo, a febbraio 2009 gli utenti erano 200 milioni, non avevano ancora superato il miliardo, come è accaduto a ottobre dello stesso anno. Settemila commenti in una settimana erano rappresentativi del numero di utenti. Il loro aumento ha portato senza dubbio una revisione del numero dei partecipanti minimi al voto.

Ma quello che ha spinto il gruppo Facebook a cambiare la sua politica democratica, più che le cifre in aumento, è stata la volontà di dare un peso qualitativo e non quantitativo ai commenti ricevuti.

Come sottolinea Josh Constin nel suo articolo sul sito Techcrunch.com, questo cambiamento di marcia non può prescindere dalla campagna Europe Vs Facebook privacy activis group, che ha portato avanti Max Screms, uno studente di legge austriaco per tutelare la privacy degli utenti del sito. Il suo punto di forza è stato aver capito che l’unione fa la forza: bastano solo 7000 persone per cambiare le cose: 7000 persone, 7000 commenti, indipendentemente dal loro contenuto. E si può ottenere quello che si vuole. Per lui è stata una vittoria. Per Facebook, una presa di coscienza dolorosa.

Si legge in un comunicato stampa rilasciato dal gruppo Facebook: “ I vostri commenti sono molto preziosi, ma il meccanismo di voto ha creato un sistema che privilegia la quantità dei commenti invece della qualità. Quindi proponiamo di sospendere il funzionamento del sistema di voto per promuovere un migliore sistema di commenti”.

Non è facile gestire una democrazia che conta più di un miliardo di persone e non stupisce che non abbia funzionato il sistema fino ad ora vigente. Restano in sospeso però le possibilità di migliorarlo.

È indubbio che una forma di democrazia digitale serva sia a Facebook sia agli utenti, per migliorare (il primo), per tutelarsi (i secondi). Occorre però un “sistema giuridico superiore” che sia in grado di decidere per entrambi. Facebook non è più un semplice social network: 1 miliardo di utenti vuol dire un settimo degli abitanti della Terra che condividono dati e informazioni personali.

Facebook, non sapendo cosa fare nell’immediato, è passato dalla democrazia all’oligarchia digitale.

A quando i sindacati?

Maria Elena Zanini @mezanini

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