Tesco magazine, la rivista del supermercato che batte il The Sun

Mentre gli editori si arrovellano sui numeri dei loro giornali, in Inghilterra la rivista di un supermercato stabilisce il record nazionale di readership: i lettori del Tesco Magazine, il periodico del colosso britannico Tesco, hanno superato quelli dello storico tabloid The Sun, il giornale più letto dal 1978. Il re dell’editoria anglosassone Rupert Murdoch è stato battuto da un bimestrale distribuito negli 800 supermercati della catena inglese, capace di raggiungere 7,221,000 cittadini britannici, 140mila in più dello storico quotidiano.

Il magazine della Tesco non è l’unico periodico di una grande catena commerciale ad aver avuto fortuna, come emerge da un’analisi del quotidiano The Indipendent. Il successo di questo modello editoriale starebbe in un algoritmo che unisce la distribuzione gratuita a campagne di marketing mirate che generano una notevole capacità attrattiva nei confronti del settore pubblicitario. Il contenuto del magazine è un mix composto da prodotti commerciali che espongono il proprio marchio e notizie legate alle icone dello spettacolo.

Questa formula ha trasformato i magazine gratuiti in “megazine”, giganti della carta stampata. I quali, tra l’altro, hanno attinto a piene mani dai circuiti dell’informazione quando si è trattato di investire sulla propria crescita: Dawn Alford, ex giornalista del Daily Mirror – periodico a sua volta umiliato dalla differenza di vendite –  è attualmente direttore della Result Customer Communications, un’agenzia di comunicazione che cura anche il Morrisons Magazine, la rivista dell’omonima catena di supermercati, la quarta più grande d’oltremanica.

Un’altra ragione del successo di queste riviste sarebbe collegata alla grande popolarità dei programmi di cucina. L’onnipresenza di cuochi di ogni genere ed età sul piccolo schermo, in qualsiasi fascia oraria, avrebbe generato nel pubblico una certa familiarità con la materia, favorendo lo sviluppo editoriale delle grandi catene di supermercati. Come se in cucina non si preparassero solo pietanze, ma si mescolassero le più svariate comunità di lettori, che nel mondo delle padelle e dei forni trova un’affinità comune. E nel magazine che ne parla una piattaforma e un mezzo di comunicazione. Gratuito.

Se tutto ciò fosse vero verrebbe da chiedersi se questo fenomeno “trascinamento” dalla Tv alla carta possa verificarsi anche con le trasmissioni di approfondimento giornalistico tradizionali. Se programmi di grande successo come Report andassero in onda più spesso, le persone leggerebbero più giornali?. Investire nell’informazione televisiva porterebbe davvero più pubblicità sulla carta?

carlo marsilli @carl_brx

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