Se un tweet fa infuriare sindacati e giornalisti

Una sorta di informazione a chilometro zero. Dal produttore al consumatore, saltando a piè pari la fase di mezzo. Nei mercati influenzati dai social network ha ancora senso il distributore di carta stampata? Con meno di 140 caratteri, lo scorso martedì 13 novembre, si è scatenato un putiferio. Tutto è nato da un tweet partito dalla pagina ufficiale del Dipartimento della Funzione Pubblica, durante una riunione tra il ministro Filippo Patroni Griffi e i rappresentanti dei sindacati. Oggetto del cinguettio: i 4028 esuberi nel pubblico impiego. Prima ancora che il dato fosse diffuso ai media tradizionali, Patroni Griffi ha bruciato i tempi comunicando subito la notizia.

Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, non ha gradito la scelta del mezzo. Anche il giornalista Antonio Galdo, dalle pagine de Il Mattino del 14 novembre, è rimasto sorpreso dal tweet e ha definito “sbalorditiva” la scelta di ricorrere all’uccellino parlante per una questione delicata come il lavoro nella pubblica amministrazione. «E’ come se [il ministro] dicesse: questa è la comunicazione che vi meritate».

Il diretto interessato, però, non ci sta a sentir parlare di «licenziamenti via Twitter» e, in una lettera al quotidiano napoletano, ha spiegato di aver parlato solo di eccedenze e non licenziamenti. Per il ministro il tweet era il mezzo migliore per informare nel minor tempo possibile il maggior numero di persone, in nome degli open data e della trasparenza. Con quei 140 caratteri, ha provato a far chiarezza su dati confusionali, rassicurando tutti i lavoratori interessati. «Sono certi disinformati e disinvolti articoli a soffiare sul fuoco della “cattiva fama del pubblico impiego” – ha concluso Patroni Griffi – e soprattutto ad alimentare (ingiustificate) tensioni sociali di cui solo l’articolista se ne potrà assumere la responsabilità».

Hic est busillis. Twitter, si presenta in una duplice veste: da una parte mezzo veloce, dall’altra voce attendibile, contro i giornali portatori, alcune volte, di opinioni fuorvianti. Viene così messa in dubbio la ragione stessa del giornalismo: diffondere, prima di tutti, notizie vere. Patroni Griffi ha stravolto i canali tradizionali scavalcando la mediazione della carta stampata.

Angela Tisbe Ciociola @AngelaTisbe

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One thought on “Se un tweet fa infuriare sindacati e giornalisti

  1. La disintermediazione agevolata da Internet era un fenomeno assolutamente noto nel mondo del business (dalle agenzie di viaggio alle case discografiche…). Dal business alle professioni il passo è relativamente breve

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